Banca promozionale italiana (istituto nazionale, non un’organizzazione internazionale). In indice solo i ruoli con mandato di cooperazione e finanza per lo sviluppo.
Istituita nel 1850 nel Regno di Sardegna per finanziare le opere pubbliche.
Perché una banca italiana compare in questo indice
Cassa Depositi e Prestiti non è un’organizzazione internazionale. È una società per azioni di diritto italiano, controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze, e le sue candidature si presentano in italiano su un portale italiano. In un elenco che raccoglie enti del sistema ONU, agenzie dell’Unione europea e strutture della NATO, la sua presenza va motivata anziché data per scontata.
Il motivo è una legge dello Stato. L’articolo 22 della legge 11 agosto 2014, n. 125 ha attribuito a CDP il ruolo di istituzione finanziaria italiana per la cooperazione internazionale allo sviluppo3. Su quel mandato — e soltanto su quello — CDP fa un mestiere che assomiglia da vicino a quello delle istituzioni finanziarie internazionali: valuta il merito di credito di controparti sovrane, struttura finanziamenti concessionali, cofinanzia con banche multilaterali di sviluppo, gestisce fondi pubblici destinati a Paesi terzi.
Da qui il criterio di inclusione, che vale la pena rendere esplicito. In questo indice entrano le aperture CDP riferite a cooperazione, finanza per lo sviluppo e promozione internazionale. Non entrano le posizioni sul mercato domestico, sulla tesoreria, sulla rete commerciale o sull’immobiliare, che pure costituiscono la maggior parte del catalogo dell’azienda.
C’è anche una ragione pratica, e riguarda chi legge. Un candidato italiano interessato alla finanza per lo sviluppo ha davanti, nel proprio Paese, poche porte: le istituzioni finanziarie internazionali assumono all’estero, le agenzie ONU romane fanno un altro mestiere, le banche multilaterali europee stanno a Lussemburgo e a Londra. CDP è l’unico datore di lavoro con sede in Italia che offra quel tipo di lavoro su scala significativa, e ometterlo avrebbe reso l’indice meno utile di quanto potesse essere.
Torino, 18 novembre 1850
CDP è di gran lunga la più antica delle istituzioni raccolte in questo indice: quando fu istituita, l’Italia non esisteva ancora come Stato unitario. Nasce il 18 novembre 1850 a Torino, per legge del Regno di Sardegna, con il nome di Cassa Piemontese e un compito circoscritto: raccogliere depositi e mobilitare capitale per le opere pubbliche7.
Il disegno rispondeva a un problema del tempo. Uno Stato che voleva costruire strade, ferrovie e acquedotti aveva bisogno di capitale a lungo termine, e il sistema bancario dell’epoca non era attrezzato per fornirlo agli enti locali. La soluzione fu un istituto che raccogliesse risparmio diffuso e lo trasformasse in prestiti alle amministrazioni pubbliche — una funzione di intermediazione che, cambiati i nomi e le scale, l’ente svolge ancora.
Dopo l’unificazione, nel 1863, la Cassa assorbì gli istituti analoghi degli Stati preunitari e seguì la capitale nei suoi spostamenti: prima Firenze, poi Roma. Nel 1875 le fu affidata la gestione del risparmio postale, la decisione che più di ogni altra ne avrebbe determinato la fisionomia per il secolo e mezzo successivo.
Vale la pena registrare la continuità: fra il 1850 e oggi l’ente ha attraversato il Regno di Sardegna, il Regno d’Italia, il fascismo, la Repubblica e l’integrazione europea senza mai cambiare la funzione di fondo — raccogliere risparmio delle famiglie e impiegarlo in investimenti di lungo periodo che il mercato da solo non finanzierebbe. Le trasformazioni giuridiche descritte più avanti hanno cambiato lo statuto, non il mestiere.
Da dove vengono i soldi: 290 miliardi di risparmio postale
La provvista di CDP non somiglia a quella di una banca commerciale né a quella di un’organizzazione internazionale. Non raccoglie contributi da Stati membri e non si finanzia principalmente sui mercati: raccoglie il risparmio delle famiglie italiane attraverso i libretti e i buoni fruttiferi postali, distribuiti dagli uffici di Poste Italiane.
Lo stock amministrato ammonta a circa 290 miliardi di euro ed è la fonte di finanziamento principale dell’azienda7. Il meccanismo ha una caratteristica che ne spiega l’uso: la raccolta postale è garantita dallo Stato, il che la rende stabile e a costo contenuto, e ha una durata media lunga, adatta a finanziare investimenti che rendono in decenni anziché in trimestri.
Il confronto con le altre istituzioni di questo indice chiarisce l’anomalia. La FAO vive di contributi obbligatori negoziati fra Stati; il WFP di donazioni volontarie raccolte crisi per crisi; IFAD di reintegri triennali più prestiti sui mercati. CDP vive del risparmio dei propri concittadini, e questo comporta una responsabilità di natura diversa: le risorse che impiega non sono di donatori internazionali ma di risparmiatori italiani, con una garanzia pubblica alle spalle.
La conseguenza è un profilo di rischio conservativo e una cultura interna che somiglia più a quella di un istituto finanziario che a quella di un’agenzia di sviluppo. Chi si candida su un ruolo di cooperazione dovrebbe aspettarsi procedure di istruttoria del credito, comitati di investimento e requisiti di documentazione tipici del settore bancario, applicati a controparti che stanno in Africa subsahariana o nel Mediterraneo anziché in Lombardia.
Dal dipartimento del Tesoro alla società per azioni
La forma giuridica dell’ente è cambiata quattro volte in centoventicinque anni, e ogni passaggio ha spostato l’equilibrio fra controllo pubblico e autonomia gestionale.
1898 — la Cassa viene assorbita come direzione generale del Ministero del Tesoro: è a tutti gli effetti un pezzo di amministrazione statale.
1983 — una legge le restituisce autonomia gestionale, pur restando dentro il perimetro pubblico.
1993 — acquisisce personalità giuridica propria, separandosi formalmente dallo Stato.
2003 — il decreto-legge 269 la trasforma in società per azioni e apre il capitale a 65 fondazioni di origine bancaria, che sottoscrivono azioni privilegiate pari al 30 per cento7.
La trasformazione del 2003 è quella che conta di più. Trasformare in società per azioni un ente che gestisce risparmio garantito dallo Stato permetteva di collocarne il debito fuori dal perimetro del bilancio pubblico e di dotarla di strumenti societari ordinari — un consiglio di amministrazione, un bilancio civilistico, partecipazioni azionarie. È il passaggio che ha reso possibile tutto ciò che CDP fa oggi al di là del prestito agli enti locali, comprese le partecipazioni industriali e l’attività internazionale.
Per chi valuta un impiego, questa storia ha un risvolto concreto: CDP non è pubblica amministrazione. Non si entra per concorso pubblico, non si applica il rapporto di lavoro dei dipendenti dello Stato e non c’è una graduatoria a scorrimento. Si entra come in un’azienda privata, con selezioni gestite dalla funzione risorse umane e un contratto di diritto privato.
Centosettantacinque anni, tre usi diversi dello stesso strumento
Uno strumento che raccoglie risparmio garantito e lo impiega a lungo termine può servire a scopi molto diversi, e la storia di CDP è essenzialmente la storia di tre risposte successive alla domanda su quale scopo.
Per il primo secolo la risposta fu: le opere pubbliche degli enti locali. Comuni e province che dovevano costruire scuole, acquedotti, strade e fognature trovavano nella Cassa il finanziatore che il mercato non offriva loro, a tassi calmierati e con durate lunghe. È la funzione per cui l’ente è entrato nel lessico amministrativo italiano, e che ha lasciato tracce fisiche in quasi ogni comune del Paese.
Dopo il 2003 e la trasformazione in società per azioni si è aggiunta una seconda risposta: il sostegno al sistema produttivo e alle infrastrutture nazionali, attraverso partecipazioni azionarie, finanziamenti alle imprese e investimenti nelle reti. È la fase in cui CDP ha assunto il profilo di istituto nazionale di promozione, sul modello di enti analoghi esistenti in Francia e in Germania.
La terza risposta è la più recente ed è quella che interessa questo indice: l’impiego dello stesso strumento fuori dai confini nazionali, come leva di politica estera e di cooperazione allo sviluppo. La legge del 2014 ne è l’atto costitutivo, il Fondo per il clima e il Piano Mattei ne sono l’applicazione, e la crescita delle aperture su queste linee ne è il riflesso occupazionale.
Le tre funzioni convivono, e conviene tenerlo presente leggendo il catalogo delle posizioni. La maggior parte delle assunzioni CDP riguarda ancora le prime due, che restano il grosso dell’attività; la terza è minoritaria per volume ma è quella che rende l’azienda comparabile alle istituzioni descritte nelle altre schede di questo sito.
Chi la possiede, e perché la composizione conta
L’assetto proprietario è pubblico in misura largamente maggioritaria, con una componente privata di natura particolare.
Ministero dell’economia e delle finanze
82,77% — Azionista di controllo
Fondazioni di origine bancaria
15,93% — Ingresso nel 2003 con azioni privilegiate
Azioni proprie
1,30%
Attivo consolidato
EUR 478,0 miliardi — 2024
Patrimonio netto consolidato
EUR 48,0 miliardi — 2024
Utile netto
EUR 6,0 miliardi — 2024
Dipendenti
2.142 — 2024
La presenza delle fondazioni di origine bancaria non è un dettaglio di finanza societaria. Sono soggetti privati senza scopo di lucro, nati dalla riforma del sistema bancario italiano degli anni Novanta, che perseguono finalità di utilità sociale e sviluppo economico sui territori. La loro quota assicura a CDP un azionariato che non è interamente governativo, e ha rilevanza per il modo in cui l’azienda viene classificata dal punto di vista statistico ed europeo.
Sul piano delle dimensioni, il confronto con le altre istituzioni di questo indice è impari e vale la pena esplicitarlo per evitare fraintendimenti sulla scala. L’attivo consolidato di CDP, 478 miliardi di euro, è di ordini di grandezza superiore ai bilanci annuali della FAO o del WFP. Ma è un attivo, non una spesa: misura lo stock di impieghi e partecipazioni, non le risorse annualmente destinate a programmi. Confrontare le due cifre come se fossero omogenee produce conclusioni sbagliate.
L’articolo 22 della legge 125: il mandato internazionale
Nel 2014 il Parlamento riscrisse per intero la disciplina della cooperazione allo sviluppo italiana, ferma alla legge del 1987. La legge 11 agosto 2014, n. 125 ridisegnò l’architettura del settore e, all’articolo 22, assegnò a CDP il ruolo di istituzione finanziaria per la cooperazione internazionale allo sviluppo.
Il contenuto operativo di quel ruolo è definito da altre disposizioni della stessa legge. CDP gestisce il Fondo rotativo per la cooperazione allo sviluppo e, previa deliberazione del comitato competente, può concedere crediti concessionali a soggetti pubblici e a organizzazioni finanziarie internazionali, e finanziamenti a soggetti privati per la partecipazione a imprese miste nei Paesi partner3.
Tradotto: CDP presta a condizioni agevolate a Stati e istituzioni multilaterali, e sostiene investimenti privati italiani in Paesi in via di sviluppo. È la stessa cassetta degli attrezzi delle agenzie di sviluppo bilaterali europee — la francese, la tedesca, la spagnola — e infatti CDP siede negli stessi consessi e cofinanzia con le stesse controparti.
Nel 2016 la legge di stabilità aggiunse un secondo cappello: quello di istituto nazionale di promozione, cioè il soggetto attraverso cui l’Italia attua i programmi di investimento europei. È una funzione distinta dalla cooperazione allo sviluppo ma affine per strumenti, e concorre a spiegare perché nel catalogo delle aperture compaiano profili su strumenti finanziari europei accanto a quelli su Paesi terzi.
Il Fondo Italiano per il Clima: 4,2 miliardi da gestire
La legge di bilancio per il 2022 ha affidato a CDP la gestione del Fondo Italiano per il Clima, istituito nello stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, con una dotazione programmata di 4,2 miliardi di euro su cinque anni. All’interno del Fondo è prevista una quota annua fino a 40 milioni destinata a contributi a fondo perduto4.
È lo strumento con cui l’Italia concorre agli impegni internazionali di finanza climatica, e per CDP ha significato costruire in pochi anni una competenza specifica: valutazione di progetti di mitigazione e adattamento in Paesi terzi, misurazione dell’impatto climatico degli investimenti, rendicontazione secondo le convenzioni internazionali sul clima, blending fra risorse pubbliche e capitale privato.
Il Fondo è probabilmente il singolo motivo per cui, negli ultimi anni, le aperture CDP rilevanti per questo indice sono aumentate. Gestire 4,2 miliardi destinati a progetti climatici in Paesi in via di sviluppo richiede analisti, strutturatori, specialisti di rischio Paese e di salvaguardie ambientali e sociali — figure che nel mercato italiano non abbondano e che l’azienda ha dovuto reclutare.
Per un candidato con formazione in economia dello sviluppo, finanza climatica o valutazione d’impatto, questa è la linea di lavoro più vicina a quella che troverebbe in una banca multilaterale di sviluppo, con la differenza sostanziale di poterla svolgere restando in Italia e lavorando in italiano.
Il Piano Mattei, e che cosa c’entra CDP
Dal 2024 la politica africana dell’Italia è organizzata attorno al Piano Mattei per l’Africa, l’iniziativa con cui il governo ha messo in un quadro unico energia, infrastrutture, formazione, agricoltura e salute nei Paesi partner del continente. Il perimetro si è allargato per fasi: nove Paesi all’avvio, cinque aggiunti nel gennaio 2025 e altri quattro nel marzo 2026, per un totale di diciotto5.
Un piano di questo tipo ha bisogno di un soggetto che eroghi denaro, valuti progetti e assuma rischio finanziario, e quel soggetto è CDP nel ruolo che la legge del 2014 le ha assegnato. È il motivo per cui l’attività internazionale dell’azienda è cresciuta negli ultimi anni più rapidamente di quanto la sua storia di banca dei comuni lasciasse prevedere.
Il Piano è esplicitamente pensato per raccordarsi con il Global Gateway5, la strategia di investimenti esteri dell’Unione europea, e coinvolge nei singoli progetti istituzioni multilaterali fra cui la Banca mondiale, la Banca africana di sviluppo, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo e le due agenzie romane che si occupano di agricoltura. Per un funzionario CDP che lavori su un dossier africano, questo significa avere come controparti quotidiane proprio le organizzazioni descritte nelle altre schede di questo indice.
C’è una conseguenza pratica che merita attenzione da parte di chi cerca lavoro: CDP ha aperto uffici in Kenya e in Costa d’Avorio per seguire i progetti sul terreno. È un fatto nuovo per un ente storicamente domestico, e apre la possibilità di posizioni con sede fuori dall’Italia — che per definizione non compaiono in questo indice, ma che esistono e vale la pena cercare direttamente sul portale aziendale.
Va detto con onestà che il Piano è oggetto di discussione pubblica, sia sull’entità effettiva delle risorse aggiuntive rispetto a quelle già stanziate, sia sull’equilibrio fra interesse allo sviluppo dei Paesi partner e interesse energetico e migratorio italiano. Chi si candida su queste linee farebbe bene a conoscere i termini del dibattito: sono materia di colloquio, non solo di commento politico.
Con quali strumenti, e con quanti soldi
L’attività internazionale di CDP non poggia su un unico fondo ma su una cassetta di strumenti con provenienze e regole diverse. Distinguerli aiuta a capire di che cosa parla un annuncio.
Risorse proprie CDP
≈ EUR 1 miliardo l’anno — Disponibilità annua per operazioni internazionali a valere sul bilancio dell’azienda
Fondo rotativo per la cooperazione
EUR 5,2 miliardi — Dotazione complessiva. Crediti concessionali a Stati e istituzioni, gestiti da CDP per conto pubblico
Fondo Italiano per il Clima
EUR 4,4 miliardi — Dotazione 2022-2026 secondo il quadro presentato dal MAECI nel 2026
Risorse dell’Unione europea
≈ EUR 0,5 miliardi — Assegnazione in corso di negoziazione
Mobilitato dal 2019
≈ EUR 3 miliardi — In aree strategiche per il sistema Paese, in collaborazione con partner internazionali
La differenza fra risorse proprie e fondi gestiti per conto dello Stato non è formale. Sulle prime CDP decide come una banca, assumendo il rischio sul proprio bilancio e rispondendone agli azionisti2; sui secondi opera come gestore per conto di un’amministrazione, entro regole fissate da quella e con deliberazioni di comitati esterni. I due mestieri richiedono competenze in parte diverse — istruttoria creditizia e assunzione di rischio nel primo caso, gestione di fondi pubblici e rendicontazione nel secondo — e gli annunci lo riflettono.
Sugli strumenti concreti ricorrono tre famiglie. I crediti concessionali a controparti sovrane e sub-sovrane, cioè prestiti a condizioni più favorevoli di quelle di mercato concessi a Stati o enti pubblici di Paesi partner. Il finanziamento a imprese, italiane ed estere, che investono in quei Paesi. E le operazioni di blending, in cui risorse pubbliche a fondo perduto o agevolate vengono usate per rendere finanziabile un progetto che il capitale privato da solo non sosterrebbe.
Quest’ultima categoria è quella in maggiore crescita ed è anche la più tecnica: costruire un’operazione di blending significa combinare strumenti con regole diverse, ripartire il rischio fra soggetti pubblici e privati e dimostrare l’addizionalità dell’intervento pubblico. È il tipo di competenza per cui le banche multilaterali di sviluppo competono, ed è la ragione per cui alcune posizioni CDP richiedono esperienza pregressa proprio in quelle istituzioni.
Non un ente solo: le società del gruppo
CDP opera anche attraverso società controllate, e conoscerle serve perché alcune pubblicano posizioni per conto proprio e perché il datore di lavoro indicato in un annuncio può essere una di queste anziché la capogruppo.
CDP Equity (100%) — investimenti in partecipazioni azionarie in imprese di rilievo nazionale.
SIMEST (76%) — sostegno all’internazionalizzazione delle imprese italiane: finanziamenti agevolati per l’export e partecipazioni in imprese all’estero. È la società del gruppo più direttamente legata alla proiezione internazionale.
Fintecna (100%) — gestione di partecipazioni e di attività di liquidazione ereditate da precedenti riassetti pubblici.
CDP Reti (59,1%) — partecipazioni nelle reti energetiche nazionali.
CDP Venture Capital — investimenti in capitale di rischio e sostegno all’ecosistema delle imprese innovative.
Una precisazione utile per evitare informazioni superate: SACE, la società di assicurazione del credito all’esportazione, non fa più parte del gruppo CDP dal marzo 2022, essendo stata trasferita al Ministero dell’economia e delle finanze7. Molte descrizioni in circolazione la elencano ancora fra le controllate.
Negli annunci l’entità giuridica che assume compare di norma nel testo o nella sigla iniziale. La distinzione è sostanziale: contratto, sede e talvolta inquadramento cambiano fra capogruppo e controllate, e una candidatura presentata a una società del gruppo non vale per le altre.
MAECI, AICS, CDP: chi fa cosa nella cooperazione italiana
La riforma del 2014 non ha creato un solo soggetto ma un sistema a tre gambe, e capire come si dividono i compiti è indispensabile a chiunque voglia lavorare in questo settore in Italia. È anche la distinzione che più spesso viene sbagliata.
MAECI
Indirizzo politico — Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale definisce la politica e le priorità geografiche e settoriali
AICS
Attuazione operativa — L’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo realizza i programmi sul terreno, con sedi estere proprie
CDP
Braccio finanziario — Istituzione finanziaria per la cooperazione: crediti concessionali, fondo rotativo, strumenti di finanza per lo sviluppo
Chi cerca un lavoro di terreno nella cooperazione italiana — gestione di progetti in un Paese partner, rapporti con le autorità locali, attuazione di programmi — deve guardare all’Agenzia8, non a CDP. Chi cerca un lavoro di finanza — istruttoria creditizia, strutturazione, rischio Paese, gestione di fondi — deve guardare a CDP. Sono due mestieri e due percorsi di selezione distinti, e presentarsi all’uno con il profilo dell’altro è la ragione più comune di candidature andate a vuoto.
Va aggiunto che l’Agenzia non compare in questo indice. La ragione è di perimetro: questo elenco raccoglie posizioni presso organizzazioni internazionali con sede di lavoro in Italia, più CDP per il mandato descritto sopra. La pagina sulla copertura di questo sito spiega quali enti restano fuori e perché.
Chi guida CDP
L’amministratore delegato è Dario Scannapieco, confermato nell’incarico il 17 luglio 2024. Proviene dalla Banca europea per gli investimenti, di cui è stato vicepresidente per un lungo periodo1: un percorso che spiega parte dell’orientamento dell’azienda verso gli strumenti e le prassi della finanza multilaterale europea.
La presidenza è di Giovanni Gorno Tempini. La struttura di governo è quella di una società per azioni — consiglio di amministrazione, collegio sindacale, assemblea degli azionisti — con l’aggiunta di organismi previsti dalla disciplina speciale dell’ente, fra cui una commissione parlamentare di vigilanza sul risparmio postale.
L’attività è ordinata da un piano industriale pluriennale approvato dal consiglio, che fissa obiettivi e risorse per ciascuna linea di business. È il documento più utile da consultare prima di un colloquio: dice quanto capitale l’azienda intende destinare alla cooperazione internazionale e alla finanza climatica nel periodo, e quindi quanto probabilmente investirà in personale su quelle linee.
Come si entra: portale italiano, contratto italiano
Il reclutamento CDP non somiglia a nessuno degli altri descritti in questo indice, e le differenze sono tutte a vantaggio di un candidato italiano.
Lingua e portale
Le candidature si presentano sul portale Opportunità di lavoro CDP, e la lingua del portale, degli annunci e della selezione è l’italiano6. È l’unico ente di questo indice per cui questo valga: FAO, WFP, IFAD, EFSA, ESA e NATO pubblicano in inglese e conducono i colloqui in inglese. L’inglese resta comunque un requisito sostanziale sui ruoli di development finance, dove la documentazione tecnica e le controparti sono internazionali, ma non è la lingua del processo.
Inquadramento
Il rapporto di lavoro è di diritto privato e segue il contratto collettivo del settore creditizio, con inquadramenti indicati da sigle come A3 e QD e articolati in livelli. Non hanno alcun rapporto con la scala professional delle Nazioni Unite né con i gruppi di funzione dell’Unione europea, e tradurre un livello da un sistema all’altro non ha senso. Una differenza pratica rilevante: le fasce retributive sono spesso indicate direttamente nell’annuncio, cosa che nelle organizzazioni internazionali accade di rado.
Ne segue anche un aspetto fiscale che conviene conoscere. La retribuzione CDP è soggetta all’imposizione italiana ordinaria, mentre i funzionari internazionali godono di regimi particolari previsti dagli accordi di sede. Confrontare un lordo CDP con un lordo di un’agenzia ONU senza tenerne conto porta a conclusioni distorte in entrambe le direzioni.
Percorsi d’ingresso
L’azienda recluta sia profili esperti sia giovani laureati, con programmi di inserimento e tirocini. Per le posizioni rilevanti a questo indice i requisiti ricorrenti sono una formazione in economia, finanza o relazioni internazionali, esperienza in istituzioni finanziarie o in società di consulenza, e conoscenza degli strumenti di finanza per lo sviluppo. Un dottorato o un master in sviluppo internazionale sono valorizzati sulle linee di finanza climatica e valutazione d’impatto.
Non esistono requisiti di cittadinanza analoghi a quelli NATO, né quote di rappresentanza geografica come nel sistema ONU: la selezione avviene sul profilo. Per un candidato italiano che voglia lavorare in finanza per lo sviluppo senza trasferirsi all’estero, è la via d’accesso più diretta esistente nel Paese — e questo, più della somiglianza formale con le istituzioni internazionali, è la ragione per cui questa scheda esiste.
Che cosa aspettarsi dalla selezione
Il processo segue prassi aziendali più che concorsuali: screening dei curricula, uno o più colloqui con le risorse umane e con la funzione richiedente, e su alcuni ruoli prove tecniche o casi di studio. I tempi sono di norma più brevi di quelli delle organizzazioni internazionali, dove fra chiusura dell’annuncio e offerta passano spesso mesi.
Sulle posizioni di finanza per lo sviluppo le domande tecniche ricorrenti riguardano la valutazione del rischio Paese, la struttura di un’operazione concessionale, la differenza fra risorse proprie e fondi gestiti per conto pubblico, e la capacità di leggere il bilancio di una controparte sovrana. Conoscere il quadro normativo — la legge del 2014, il ruolo dell’Agenzia, gli strumenti descritti sopra — distingue un candidato preparato da uno generico, perché è la materia su cui l’ufficio lavora ogni giorno.
Un’ultima osservazione sul percorso di carriera. CDP non ha una progressione per gradi come le organizzazioni internazionali, con scatti legati a un sistema comune: la crescita segue le logiche aziendali del settore creditizio, con avanzamenti di inquadramento e cambi di ruolo negoziati internamente. Chi arriva dal mondo multilaterale trova un ambiente meno formalizzato sul piano delle carriere e più orientato al risultato di business, anche sulle linee con finalità pubblica.
Fonti
I dati della scheda vengono da queste fonti. Le cifre di organico e bilancio cambiano: è indicato l’anno a cui si riferiscono.